Pink Stop

Tag: incidenti stradali

Al volante, rischiare la vita per un sms

20 agosto 2009

Questo è il video, veramente scioccante, che la polizia inglese del Galles ha deciso di trasmettere per sensibilizzare i giovani sul pericolo di provocare incidenti stradali mandando sms durante la guida. Anche se alla visione si è consapevoli di come le ragazze siano tutte attrici, non si può che rimane colpiti da quello che succede nel filmato. Il video è stato girato da Peter Watkins-Hughes con il palese scopo di informare i guidatori più giovani, cioè quelli che più frequentemente  non si separano mai dal loro cellulare, nemmeno quando sono alla guida, dell’alto pericolo che corrono per sé e per gli altri.

Il video verrà mostrato durante le lezioni a scuola in tutto il Galles. Forse anche da noi pubblicità progresso un po’ più esplicite (come fanno in tantissimi paesi stranieri) potrebbero portare a buoni risultati, invece che sorbirsi sempre delle immagini edulcorate per non sollevare polemiche, e rappresentare un primo passo per combattere la piaga degli incidenti stradali!

In caso di incidente eCall chiama automaticamente i mezzi di soccorso

15 aprile 2009

ecall-sicurezza-stradale

E’ partito il progetto europeo per la sicurezza stradale eCall. A partire dalla fine del 2010 questa innovativa tecnologia  consentirà di salvare molte vite con una tempestiva telefonata. Il sistema integrato eCall, che sarà installato su tutti i veicoli nuovi, prevede, infatti, l’invio di una chiamata automatica di emergenza alle strutture locali di soccorso in caso di incidente stradale. Questo permetterà, lungo la rete stradale dell’Unione Europea, una rapida assistenza alle persone ed ai mezzi coinvolti.

La chiamata di emergenza si attiverà tramite la rete cellulare ed invierà informazioni rilevanti (come il luogo in cui è avvenuto l’incidente, l’ora e la descrizione del veicolo coinvolto) in grado di fornire tutti i dettagli necessari ai soccorritori per essere rapidi ed efficienti. La connessione vocale si stabilirà direttamente con il PSAP, il Centro di raccolta delle chiamate di emergenza, attraverso il numero di emergenza 112. Il sistema eCall, inoltre, potrà essere attivato, oltre che automaticamente, anche in modo manuale dagli occupanti della vettura coinvolta nell’incidente, attraverso l’attivazione di sensori integrati.

L’iniziativa eCall – ha commentato  Andrew Gilbert, vicepresidente esecutivo di Qualcomm  Incorporated, azienda leader nello sviluppo e nell’innovazione delle tecnologie dei prodotti e dei servizi wireless avanzati che appoggia eCall -  rappresenta il trionfo della tecnologia al servizio del bene pubblico; per questo motivo, porgiamo le nostre congratulazioni a 3GPP (Third Generation Partnership Project), all’ETSI e all’UE per averla trasformata in realtà. eCall è stata una prova d’orgoglio per tutti gli addetti ai lavori che hanno contribuito alla sua realizzazione, inclusi i team tecnici di Qualcomm in Germania e a San Diego. La definizione di questo standard consente all’industria automobilistica e al settore della pubblica sicurezza di portare avanti i piani di implementazione del sistema eCall”.

Motociclisti e guardrail ghigliottina in Italia

11 novembre 2008

Soltanto qualche giorno fa su Pinkstop abbiamo scritto della mattanza dei motociclisti in Italia. Ebbene, è di questo fine settimana la protesta dei centauri spagnoli contro i guardrail assassini. Rimostranze assai robuste quelle dei motociclisti iberici. Sia per numero di partecipanti, con una carovana mai vista di moto e scooter che ha paralizzato a lungo Madrid, sia per la scioccante ghigliottina mozza casco, con un guardrail insanguinato al posto della tradizionale lama, presentata ad apertura del corteo.
Una sola la richiesta dei motociclisti spagnoli: eliminare i guardrail contro cui ogni anno si schiantano centinaia di giovani vite. L’Unione Europea ha di recente diffuso un dato molto preoccupante: un incidente su dieci su due ruote vede il motociclista scontrarsi con un oggetto/ostacolo fisso.
Se in Spagna i centauri sono incazzati, in Italia, come abbiamo scritto, avrebbero da fare la guerriglia. Visti i numeri da far venire la pelle d’oca.

Sarà l’effetto Zapatero, sarà l’incontenibile esterofilia che ci attanaglia, ma è mai possibile che i tentativi di voltare pagina spagnoli ricevano la giusta considerazione dai media italiani, mentre le campagne di sensibilizzazione lanciate nel nostro Paese trovino molte difficoltà a ricevere analoga attenzione? Ci vogliono i 10.000 motociclisti di Madrid a Roma per accorgercene?

Oggi segnaliamo il sito www.motociclisti-incolumi.com. Andate a dare un’occhiata.

L’A.M.I. (Associazione Motociclisti Inc…olumi) è nata per far valere i diritti, sulla salute, di oltre 8 milioni di contribuenti, entusiasti della moto e dell’ambiente che la circonda, ma non altrettanto entusiasti, e spesso vittime, per strade ed infrastrutture costruite con standard di sicurezza degli anni ’50, ignorando totalmente il concetto di riserva di sicurezza. Se gli autovelox fossero onesti, prima che ai trasgressori del codice stradale farebbero foto (formato gigante!) ai trasgressori delle norme di sicurezza sulla costruzione e manutenzione delle strade. In Italia ogni anno vi è un numero di vittime pari ad una guerra ma il peso sociale ed economico è ancora sottovalutato: 8.000 vittime, tra automobilisti e motociclisti… di cui almeno il 50% evitabili!”
“Quello che noi stiamo facendo per la sicurezza:

Denuncia di strade pericolose, “black spot” ed infrastrutture killer, cause di incidenti e di lesioni.

  • Richieste presso la C.E. di adeguamento della normativa sulle infrastrutture.
  • Corsi di guida su strada.
  • Corsi di guida in autodromo.
  • Sensibilizzazione delle istituzioni .
  • Consulenza legale per chi abbia subito incidenti gravi per strade o infrastrutture mal tenute”.

La mattanza dei motociclisti

4 novembre 2008

Per i motociclisti e gli scooteristi d’Italia non è un dato che merita sorpresa quello diffuso dalla Fondazione Ania: il nostro Paese in Europa è quello meno sicuro per le due ruote. Morto che parla: ll 25,9% dei decessi dovuti a incidente stradale coinvolgono una moto o uno scooter. Più di un morto su quattro sulla strada è un motociclista. Troppi i morti sulle due ruote, che confermano i dati diffusi lo scorso anno e di cui avevo già parlato.

Sconcertante è che un morto su quattro, tra le vittime delle strade a livello continentale, è sempre un motociclista italiano. Di fatto il 26,6% dei morti sull’asfalto europeo viaggia in Italia su due ruote. Nell’Unione Europea negli ultimi 13 anni c’è stata una flessione del 6%: cioè si è passati da 5.835 morti centauri del 1995 a 5.484 nel 2008. In Italia c’è stata un’impennata: da 1.187 del 1995 a 1.458 di oggi.

A cosa può essere dovuta questa vera e propria mattanza? Probabilmente anche ai numeri del mercato. L’Italia, complici la tradizione (e le grandi firme: dalla Ducati alla Piaggio) e il clima mite, ha un mercato motociclistico molto sviluppato. Ma non ci si può nascondere dietro un dito: le strade in molti casi sono da terzo mondo. Altro che problema dell’alcool e incoscienza di chi cavalca: lo Stato sogna il Ponte sullo Stretto di Messina e lascia migliaia di individui allo sbaraglio nella giungla d’asfalto.

Troppi i morti sulle due ruote

24 ottobre 2007

L’Italia è la nazione europea dove si registrano il maggior numero di incidenti su due ruote. Nel 1994 eravamo al terzoposto come numero di vittime (19% del totale), dal 2003 siamo al primo posto con 1.441 vittime (24%) che sono diventate 1.474 nel 2004 (26%) e 1.404 nel 2005 (26%).

Secondo le previsioni della Consulta nazionale per la sicurezza stradale con l’attuale trend nel 2010 le vittime in incidenti con moto e ciclomotori toccheranno quota 30%. I motociclisti che muoiono sulle nostre strade sono il 26% delle vittime totali, con punte che toccano anche il 50/60% nel fine settimana.

A parere di Giordano Riserbi, presidente dell’Associazione Amici della Polizia Stradale (Asaps) “le cause di questa situazione sono note. Un parco mezzi in espansione, un ritorno alle due ruote di conducenti non più giovanissimi per esigenze di mobilità nelle grandi città, potenza esagerata della classe motocicli (molti modelli arrivano a 130 km/h in prima marcia, vanno da 0 a 100 in 3 secondi, raggiongono velocità di 270/300 km/h), infrastrutture stradali che per la loro scarsa manutenzione, (in particolare del fondo stradale e per i taglienti guard rail nelle vie di fuga) e carenza nella segnaletica, non permettono errori che spesso si rivelano fatali”.

Negli altri paesi europei si stanno cercando delle soluzioni per risolvere questo grave problema. In Spagna, dove è emerso che il 28% dei motociclisti coinvolti in incidenti ha la patente da meno di 3 anni, si è deciso di vietare le maxi-cilindrate fino a 24 anni. “Tutto è cominciato analizzando in tempo reale i dati dell’incidentalità iberica – spiegano quelli dell’Asaps – nei primi 6 mesi del 2007, i motociclisti uccisi sono risultati essere 244, 53 in più rispetto allo stesso periodo del 2006, con un aumento del 28%. Lo scorso 11 settembre, pochi giorni prima di diffondere l’analisi statistica appena elaborata, il bollettino è stato aggiornato e le vittime delle due ruote sono divenute 390. Agosto ha segnato un aumento del 50% rispetto al mese precedente: una follia”. In pratica, un diciottenne, prima di poter salire su una mille, deve aspettare almeno 6 anni, il tempo necessario ad accumulare della preziosa esperienza. Forse, un esempio da imitare

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