Pink Stop

Tag: ciclomotori

I modelli Vespa Navy: retrò con gusto

17 marzo 2008

Vespa LXV 50 Navy

L’onda del retrò sembra inarrestabile. La gamma della Vespa Vintage della Piaggio ha infatti lanciato il modello Navy caratterizzato proprio da dettagli che richiamano i ‘mitici anni ’60’ quando questo storico veicolo dettava la moda sulle strade italiane. La ‘famiglia Vespa Vintage’ è nata nel 2006 in occasione del sessantesimo compleanno della Vespa ed ha ottenuto un incredibile successo. La Piaggio ha allora deciso di rilanciare proponendo due nuovi modelli: l’LXV Navy e la GTV Navy. Entrambi i modelli hanno un colore metallizzato Blue Midnight ed una sella di color sabbia. Questi due nuovi modelli vantano un prezzo molto abbordabile: la LXV Navy costa da 2600 a 3400 euro a seconda che il motore sia 50 o 125 cc, la GTV da 4400 a 5100 euro, sempre a seconda della cilindrata, 125 o 250 cc. La differenza tra i due modelli più sostanziale è la posizione del fanale: la prima ha il faro sullo sterzo, la seconda invece sul parafango, nella posizione caratteristica delle Vespa.

gtv-125-navy.jpg

Un esplicito richiamo alle origini – spiegano alla Piaggio – perché poi la stessa operazione è stata compiuta sul manubrio che, sulla prima Vespa, si caratterizza per la semplicità del tubo metallico a vista. Il tachimetro/contachilometri si compone di uno strumento analogico circolare, con una grafica discretamente retrò, integrato da un moderno display digitale“. La LXV Navy presenta una ruota anteriore da 11 pollici ed un freno a disco anteriore. Questi modelli sono veramente molto belli, eleganti e da sfoggiare con orgoglio mentre si va al lavoro o a spasso in città.

Filed under: Automercato — Tag:, , , , , — chantal @ 09:10

Troppi i morti sulle due ruote

24 ottobre 2007

L’Italia è la nazione europea dove si registrano il maggior numero di incidenti su due ruote. Nel 1994 eravamo al terzoposto come numero di vittime (19% del totale), dal 2003 siamo al primo posto con 1.441 vittime (24%) che sono diventate 1.474 nel 2004 (26%) e 1.404 nel 2005 (26%).

Secondo le previsioni della Consulta nazionale per la sicurezza stradale con l’attuale trend nel 2010 le vittime in incidenti con moto e ciclomotori toccheranno quota 30%. I motociclisti che muoiono sulle nostre strade sono il 26% delle vittime totali, con punte che toccano anche il 50/60% nel fine settimana.

A parere di Giordano Riserbi, presidente dell’Associazione Amici della Polizia Stradale (Asaps) “le cause di questa situazione sono note. Un parco mezzi in espansione, un ritorno alle due ruote di conducenti non più giovanissimi per esigenze di mobilità nelle grandi città, potenza esagerata della classe motocicli (molti modelli arrivano a 130 km/h in prima marcia, vanno da 0 a 100 in 3 secondi, raggiongono velocità di 270/300 km/h), infrastrutture stradali che per la loro scarsa manutenzione, (in particolare del fondo stradale e per i taglienti guard rail nelle vie di fuga) e carenza nella segnaletica, non permettono errori che spesso si rivelano fatali”.

Negli altri paesi europei si stanno cercando delle soluzioni per risolvere questo grave problema. In Spagna, dove è emerso che il 28% dei motociclisti coinvolti in incidenti ha la patente da meno di 3 anni, si è deciso di vietare le maxi-cilindrate fino a 24 anni. “Tutto è cominciato analizzando in tempo reale i dati dell’incidentalità iberica – spiegano quelli dell’Asaps – nei primi 6 mesi del 2007, i motociclisti uccisi sono risultati essere 244, 53 in più rispetto allo stesso periodo del 2006, con un aumento del 28%. Lo scorso 11 settembre, pochi giorni prima di diffondere l’analisi statistica appena elaborata, il bollettino è stato aggiornato e le vittime delle due ruote sono divenute 390. Agosto ha segnato un aumento del 50% rispetto al mese precedente: una follia”. In pratica, un diciottenne, prima di poter salire su una mille, deve aspettare almeno 6 anni, il tempo necessario ad accumulare della preziosa esperienza. Forse, un esempio da imitare

Il 90% degli incidenti mortali tra i centauri avviene in città

3 luglio 2007

Il 90 per cento dei decessi tra i centauri avviene in città, per colpa di un traffico caotico e congestionato, di strade spesso in pessimo stato, di un servizio pubblico di trasporto inefficiente e dei mancati controlli sui comportamenti pericolosi dei guidatori, da parte delle forze dell’ordine. E’ questo il risultato di un’inchiesta pubblicata sul mensile Dueruote, in cui compaiono anche commenti, analisi e proposte dei maggiori esperti italiani. Secondo l’inchiesta le vittime sono soprattutto persone tra i 20 e i 65 anni, che si spostano in città tra le 7 e le 9 del mattino e fra le 16 e le 18, cioè negli orari degli spostamenti casa-lavoro. Questi risultati smentiscono il luogo comune per cui gli incidenti avvengono soprattutto nei fine settimane o sulle strade a scorrimento veloce. Sotto accusa, allora, l’esame per la patente basato sui quiz. A parere di alcuni esperti non sarebbe sufficiente per un corretto utilizzo della strada. Per poter essere in grado di circolare senza costituire un pericolo per gli altri mezzi sarebbe, infatti, necessaria un’educazione stradale vera, con corsi di guida ad integrare la prova pratica classica. “Dobbiamo spiegare ai motociclisti, in particolare ai giovani – spiega Giordano Biserni, presidente dell’ Asaps (Associazione Sostenitori Amici Polizia Stradale) – i quali hanno disponibili moto con potenze e prestazioni da gran premio, 180 cavalli e 270-300 chilometri/ora, che il posto più sicuro per non morire è la pista. Perché loro hanno in mano i mezzi ma non la sicurezza della pista. Non possiamo, però, avere le potenze da gran premio senza le regole che i gran premi impongono a chi corre, regole molto severe. Insomma, se non si rispettano i segnali dei commissari di gara si va fuori. Sulla strada, con potenze similari a quelle della pista, il rischio dei motociclisti è destinato ad ampliarsi”. Com’è successo peraltro negli ultimi anni. Un’inchiesta dell’Asaps, pubblicata nel 2006 da ‘Il Centauro’, rendeva noto che i motociclisti deceduti in incidenti stradali, nel decennio 1995 e 2004, sono stati 13.429, con un incremento pari al 31,7 per cento, e 786.985 quelli feriti (+ 44,3 per cento). Una strage che deve fare riflettere e che colloca l’Italia al primo posto tra i paesi europei come numero di vittime a bordo delle due ruote, davanti a Francia, Germania, Spagna e Regno Unito.

Filed under: Sicurezza — Tag:, , , — chantal @ 09:06

Tornano gli ecoincentivi sulle due ruote

25 giugno 2007

Sono tornati, dopo due anni, gli ecoincentivi per le due ruote, con una cifra complessiva di 15 milioni di euro stanziata dal Ministero dell’Ambiente per rimodernare il parco veicoli circolanti. La novità, quest’anno, è la possibilità di avere degli incentivi anche per l’acquisto di biciclette e di veicoli elettrici. Con questa operazione si dovrebbe riuscire a ridurre del 40-45 per cento le polveri sottili. Inoltre, è stata prevista la copertura totale delle spese di demolizione anche quando non si acquista un altro veicolo, a patto di recarsi presso un demolitore che aderisce all’iniziativa. Ecco, nel dettaglio, le agevolazioni previste se si demolisce un ciclomotore euro zero o comunque costruito fino a tutto il 2001:

  • per l’acquisto di una bicicletta è previsto il 30per cento del prezzo del listino fino ad un massimo di 250 euro;
  • per un motociclo o quadriciclo a trazione elettrica il 30 per cento del prezzo del listino fino a un massimo di 1.000 euro;
  • per un ciclomotore elettrico o una bicicletta a pedalata assistita il 30 per cento del prezzo fino a un massimo di 700 euro;
  • per un ciclomotore euro 2 a 4 tempi o comunque a basso consumo (2,3 lt per 100 km) il 15 per cento del listino fino ad un massimo di 300 euro;
  • per un ciclomotore euro 2 a 2 tempi l’8 per cento del listino fino ad un massimo di 150 euro.

Secondo l’Ancma, l’associazione che riunisce le maggiori aziende italiane costruttrici di veicoli a due ruote, gli incentivi favoriranno l’acquisto di 70 mila nuovi ciclomotori permettendo un aumento del 20 per cento delle vendite del settore nel 2007. In sei anni si calcola l’abbattimento totale di 265 tonnellate di particolato, 11.466 tonnellate di idrocarburi e 20.580 tonnellate di monossido di carbonio ed un vantaggio ambientale consistente, soprattutto grazie alla sostituzione dei vecchi euro zero con i veicoli elettrici (permettono una riduzione media dell’inquinamento pari al 90 per cento).
Ma c’è chi non è totalmente convinto da questa manovra. Secondo Greenreport.it, infatti, sarà molto difficile riuscire a demolire il proprio mezzo visto che tra i 182 demolitori che aderiscono all’iniziativa solo 44 sono ubicati in città capoluogo, i restanti 138 si trovano in paesi di provincia. Alcune regioni non hanno neanche un rottamatore (come la Val d’Aosta) e altre ne hanno appena uno (la Basilicata). Ma tra i dati più eclatanti, la mancanza totale di rottamatori in una città come Firenze dove per poter rottamare il proprio ciclomotore ci si deve recare a Lamporecchio (PT) a 50 chilometri di distanza.

DEMOLITORI convenzionati: TOTALE 182, DI CUI 44 NEI CAPOLUOGHI, 138 IN PROVINCIA

  • ABRUZZO- 6 demolitori- 4 in comuni nelle province di AQ, TE, CH- 2 nella citta´ di Pescara
  • BASILICATA – 1 demolitore- nel comune di Palazzo San Gervasio (Pz)- niente nei capoluoghi e in provincia di MT
  • CALABRIA – 7 demolitori- tutti in comuni nelle province di CS, CZ, KR e RC- niente nei capoluoghi e in provincia di VV
  • CAMPANIA – 8 demolitori- 7 in comuni nelle province di AV, NA, SA; 1 nella citta´ di Napoli- niente negli altri capoluoghi e nelle province di BN e CE
  • EMILIA ROMAGNA – 19 demolitori- 18 in comuni nelle province di BO, FE, FC, PR, RA, RE, RN; 1 a Modena – niente negli altri capoluoghi e nella provincia di Piacenza
  • FRIULI-VG – 10 demolitori- 7 in comuni nelle province di GO, PN, UD; 1 nella citta´ di Pordenone, 2 a Trieste- niente negli altri capoluoghi
  • LAZIO- 7 demolitori- 2 in comuni delle province di FR e VT; 4 a Roma e 1 a Viterbo- rimangono fuori gli altri capoluoghi e nelle province di LT e RI
  • LIGURIA – 6 demolitori – 2 in comuni nelle province di GE e SP; 4 a Genova- rimangono fuori gli altri capoluoghi e le province di IM e SV
  • LOMBARDIA – 27 demolitori- 17 in comuni delle province di CO, CR, LC, MI, MN, PV, VA, BG;, 2 a Cremona, 5 a Milano, 3 a Monza- niente negli altri capoluoghi e nelle province di LO, BS, SO
  • MARCHE – 9 demolitori8 in comuni nelle province di AN, AP, MC; 1 a Macerata- niente negli altro capoluoghi e nella provincia di PU
  • MOLISE - 1 demolitore- a Campomarino (CB)- niente nei capoluoghi e in provincia di IS
  • PIEMONTE – 16 demolitori- 10 in comuni delle province di TO, VC, AL, CN; 3 a Torino, 1 a Vercelli, 2 a Biella- niente negli altri capoluoghi e nelle province di VB, AT, NO
  • PUGLIA – 21 demolitori- 18 in comuni nelle province di BA, BR, LE, TA; 1 a Lecce, 2 a Foggia- niente negli altri capoluoghi
  • SARDEGNA – 2 demolitori – 2 in provincia di NU- niente nei capoluoghi e nelle province di CA, SS, OR, OT, CI, OG, VS
  • SICILIA – 9 demolitori- 5 in comuni nelle province di AG, CT, ME, PA, RG; 1 a Caltanisetta, 3 a Palermo- rimangono fuori gli altri capoluoghi e le province di EN, SR, TP
  • TOSCANA . 7 demolitori- tutti in comuni nelle province di LI, LU, MS, PI, PT, SI- niente nei capoluoghi e nelle province di FI, AR, GR, PO
  • TRENTINO-AA – 3 demolitori- tutti in comuni nella provincia di TN- niente nei capoluoghi e in provincia di BZ
  • UMBRIA – 4 demolitori – 3 in comuni in provincia di PG; 1 a Terni- niente a Perugia citta´
  • VALLE D’AOSTA – 0 demolitori
  • VENETO – 19 demolitori- 16 in comuni nelle province di BL, PD, TV, VE, VI, VR; 2 a Venezia, 1 a Verona- niente negli altri capoluoghi e in provincia di

Filed under: Ecologia dell'auto — Tag:, , , , , — chantal @ 08:47

Powered by WordPress