Pink Stop

Archivi: dicembre 2008

La Lancia contro l'arresto di Aung San Suu Kyi

20 dicembre 2008

Il logo del summit dei premi Nobel per la pace

Il logo del summit dei premi Nobel per la pace

Automobilismo e impegno sociale. Con Lancia è un binomio possibile. Non è passato inosservato il sostegno della Lancia all’ultimo summit dei premi Nobel per la pace che si è tenuto nei giorni scorsi a Parigi. Una mission principale: esprimere solidarietà a Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace 1991 che fin da giovanissima (è nata nel 1945) si è fatta notare per la strenua battaglia non violenta contro la dittatura nel suo paese: la Birmania.
Da 13 anni Aung San Suu Kyi è costretta agli arresti domiciliari e a Parigi, al nono summit presieduto da Walter Veltroni e Mikhail Gorbaciov, si è chiesta con forza e convinzione la sua scarcerazione.
Dal sito della Lancia si può accedere a una sezione in cui si può spedire il proprio messaggio di pace.  Per cercare di costruire un better world, un mondo migliore. Fa piacere che sia proprio una marca italiana a scendere in campo per una campagna del genere. Onore alla Lancia.

La Campagnola Iveco riparte dalle Alpi

19 dicembre 2008

La nuova Campagnola è griffata Iveco

La nuova Campagnola è griffata Iveco

Reduce da un complicato weekend in Alto Adige, so cosa significa desiderare un fuoristrada quando la neve e il ghiaccio rendono complicato il transito stradale. Il 90 per cento dei frequentatori/abitanti del Sud Tirolo non ha i problemi delle catene da neve: imperano ormai le gomme termiche. Ma l’Iveco ha deciso di investire sulle Alpi e le loro montagne. O meglio: di eleggere l’arco alpino a vetrina della nuova Campagnola. Sì, è vero: la Campagnola Iveco ha già fatto il suo debutto in società al MotorShow di Bologna che ha chiuso i battenti qualche giorno fa. Ma vuoi mettere i luccicanti pavimenti del MotorShow con le cime innevate?
Per il momento Iveco ha scelto di sbarcare in Alta Val Susa. Tra venerdì e domenica prossimi la Campagnola Iveco sarà esposta a Sauze d’Oulx e poi a Bardonecchia. Sempre in Piemonte tra il 27 e il 30 sarà a Sansicario. Con il nuovo anno si sposterà fino all’Epifania a Prato Nevoso.
Ma siccome le nevi quest’anno si preannunciano durature e gustose, la Campagnola non rinuncerà a fare più di una capatina in Veneto e in Trentino Alto Adige. Del resto, pur mutando il marchio da Fiat a Iveco, la country Campagnola pretende di restare un oggetto glamour. Il 4×4 per definizione.
Come accadde negli anni Cinquanta. Da battaglia sì, da sfide difficili pure, ma con stile. Quello stesso stile che richiamava le jeep dei liberatori americani

Honda e Suzuki, le corse perdono il Giappone

17 dicembre 2008

Le case giapponesi si ritirano dalle corse automobilistiche

Le case giapponesi si ritirano dalle corse automobilistiche

La crisi dei mercati sarà pure globale, ma quanto a sport motoristici ha deciso di trovare un epicentro ben preciso: il Giappone. Due bombe i rinunci dell’Honda alla Formula uno e della Suzuki al rally. La contrazione delle vendita alla base delle drastiche decisioni. Il risparmio è la regola aurea a cui si stanno appellando i soci delle due grosse case automobilistiche nipponiche.
C’è da attendersi un contraccolpo per le altre scuderie al momento rimaste in gara? Dipende dalla sensibilità rivolta alla tematica del risparmio dai soci delle case. Centinaia di milioni di euro resteranno in Giappone e andranno, almeno nelle intenzioni dichiarate dagli amministratori delegati, a fare cassa. Si dirà: per tutelare i posti di lavoro? Non è all’apparenza indirizzato a questo fine il taglio netto alle corse. Basti pensare che l’Honda impiegava in Formula uno ben settecento professionisti. Andranno tutti a casa. Compresi i più famosi tra i dipendenti: Barrichello e Button.
Per ora le big (in particolare Ferrari e McLaren) in Formula uno non danno segni di cedimento. E c’è da scommettere che se il fenomeno di emoluzione ci sarà, sarà opera delle scuderie meno quotate. Non che il circo dei Gp possa andare avanti solo con Ferrari e McLaren… Le migliaia di appassionati di Formula uno e di rally seguono con apprensione l’evoluzione degli eventi. Forse a giusta ragione.
Mentre il motomondiale per ora non accusa il colpo. Dove vincono i giapponesi fanno finta di non vedere la crisi.

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Il Paese del cavallo di ritorno

15 dicembre 2008

Furti d'auto: un'emergenza nazionale

Furti d'auto: un'emergenza nazionale

Cavallo di ritorno. E’ una pratica illegale talmente diffusa nel nostro Paese, specie al Sud, che merita una pagina particolare anche su Wikipedia. La definizione per comodità la cogliamo proprio da Wiki. Il cavallo di ritorno “prevede il pagamento di un riscatto da parte di chi ha subito un furto per riottenere la refurtiva”. Solitamente il cavallo di ritorno riguarda auto e moto. Vengono prelevate, spostate in luoghi appartati, in attesa che la vittima si faccia viva entro qualche giorno per richiederne la restituzione dietro pagamento. Se ciò non avviene, il mezzo rubato viene ripreso dal ladro, generalmente smontato e rivenduto a pezzi. In questo modo si evita innanzitutto che la refurtiva sia rintracciata “a casa” del malvivente e inoltre che il bene indebitamente sottratto venga successivamente rintracciato attraverso il numero di telaio o segni particolari.
Chi vive in luoghi dove il cavallo di ritorno è molto in voga spesso sa a quali referenti rivolgersi. Purtroppo.
E purtroppo talvolta è capitato che, in via assolutamente non ufficiale e amichevole, qualche membro delle forze dell’ordine a cui ci si rivolge per sporgere denuncia abbia concluso la discussione con la domanda: “Ha provato a vedere da Tizio?”.
In un’Italia dove ogni due minuti viene rubata un’automobile o una moto, combattere con maggiore decisione la pratica del cavallo di ritorno sarebbe un dovere dello Stato.
Invece, ritenendo forse i furti di questo genere di beni un male minore nel bel mezzo di un emergenza crimine nazionale, lo Stato affronta con scarsa decisione la questione. Peccato.
Perché il cosiddetto “cavallo di ritorno” è l’anticamera del pizzo. Pagare per avere subito un furto. Un non sense tipicamente italiano.

Lo schiaffo della Spagna a chi guida col telefonino

12 dicembre 2008

“Guidare parlando al cellulare è come guidare senza testa”, questo lo slogan con il quale la Francia tenta di combattere la pessima abitudine, quarto fattore di mortalità, sulle strade del Paese. L’imponente campagna pubblicitaria comprende anche un crudo spot che ci sbatte in faccia cosa rischiamo usando il cellulare alla guida.

La Spagna non è da meno e sceglie una campagna altrettanto dura e massiccia per scoraggiare gli automobilisti chiacchieroni. In Spagna l’uso del cellulare in auto è tra le più frequenti violazioni del codice della strada: uno spot trasmesso in continuazione e ovunque punta a convincere chi guida a concentrarsi solo su quello. E, per far seguire alle parole i fatti, su strade e autostrade iberiche è stata schierata la Guardia Civil con un solo comandamento: tolleranza zero. In tredici giorni, la Agrupaciòn Trafico (la nostra Polizia Stradale) ha identificato 831.158 conducenti (100mila in più rispetto allo scorso anno) e fatto fioccare 6.625 multe per uso del telefonino alla guida.

Parrebbe proprio che, al volante, gli spagnoli si annoino parecchio: 293 conducenti, infatti, sono stati beccati al volante con cuffie musicali, altri 737 giocavano con dispositivi elettronici, leggevano il giornale o guardavano tv di bordo, litigavano col navigatore satellitare o tentavano di accendersi una sigaretta.
La Direzione Generale del Traffico spagnola constata una graduale presa di coscienza da parte degli automoblisti anche grazie all’attuale campagna anti-telefonini: sono aumentati del 23% coloro che guidano utilizzando auricolare o vivavoce. Tuttavia per le strade continua a circolare anche chi con la propria incoscienza è un pericolo non solo per se stesso ma anche e soprattutto per gli altri.

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