Pink Stop

Archivi: ottobre 2008

Nucleus. Il design di ultima frontiera è la moto in scatola

29 ottobre 2008

Se non volete passare inosservati e stare a cavallo di una rombante Ducati vi sembra un po’ pochino, lo studio di design Nonobject, di Palo Alto (California) ha messo a punto un prototipo di moto che fa per voi: si chiama Nucleus e, a dirla tutta, non è proprio una bellezza. Sì, perché Nucleus ha la forma di uno scatolone (e probabilmente anche la velocità). Premendo un pulsante escono, dalla prua e dalla poppa di questa sorta di iceberg spigoloso, le due ruote. I manici del manubrio fanno capolino ai lati, le luci e le frecce si intravedono attraverso fessure anteriori e posteriori, la strumentazione traspare attraverso la carrozzeria.

La Nonobject Design Fiction ha un curriculum di invenzioni originalissime, come il cellulare con i buchi al posto dei tasti o il lettore Mp3 a forma di sasso. Oggetti che vanno al di là del design, verso la creazione di forme immaginifiche.

Anche Nucleus non scherza: l’intenzione dei guru americani non era quella (troppo scontata!) di proporre un nuovo modello, ma di rivedere il concetto stesso di moto. Il motore è elettrico e costruito senza né viti né bulloni. Però osservando bene questa sorta di scatola su ruote, pur non essendo centauri veterani viene da chiedersi: ma piegando in curva la carrozzeria non farà attrito su strada? E con quello sterzo così limitato come si farà a fare inversione a u? E poi, tutti quegli spigoli… Nucleus sembra tutto fuorché aerodinamica, nonostante i suoi padri giurino il contrario.

Una nota positiva c’è: il design essenziale di Nucleus si può personalizzare decorando la carrozzeria a piacimento. Noi ci vedremmo bene un paio di scritte, tipo “Alto” e “Fragile”. Oppure una scaffalatura trompe l’oeil, a mo’ di comodino. O tanti bei mattoncini rossi, perché forse abbiamo dimenticato di dirvi che Nucleus fa pensare anche a un muretto. Non per essere pessimisti a tutti i costi, ma… come reagirebbe il proprietario di una Nucleus nuova di zecca se qualche fantasioso e incontenibile writer metropolitano spinto dalla tentazione di cotanta tela bianca la inaugurasse? Magari scrivendo “Scemo chi guida” sulla fiancata…


Human Car: costa quanto una Ford, ma è un vogatore

24 ottobre 2008

Un po’ vogatore, un po’ bicicletta, un po’ automobile. La nuova frontiera del trasporto a zero impatto ambientale si traccia negli States e ricorda molto molto da vicino il paleolitico mezzo di locomozione dei Flintstones.

Parliamo della Human Car che ha varato una linea di autovetture che si spostano non bruciando carburante, ma azionando i muscoli del corpo. Salvo poi rifugiarsi sporadicamente nel motore elettrico. L’eccezionalità dell’invenzione sta nella velocità di crociera che può raggiungere l’automobile, peraltro realizzata in plastica riciclata. Sono ben 100 i chilometri all’ora che raggiunge il tachimetro delle Human Car, grazie a un sofisticato sistema di leve e ingranaggi.

Nel video potete osservare come funziona. In pratica, quattro vogatori mettono in movimento il veicolo. Chuck Greenwood, uno degli inventori, assicura che lo sforzo non è eccezionale. E’ paragonabile a quello sviluppato in bicicletta e può essere selettivo. Nel senso che un occupante può anche disinteressarsi alla pratica.

Anche se, a osservare le immagini, sembrerebbe tutt’altro che una passeggiata viaggiare in Human Car. E pur essendo sensibili, come sapete, alle tematiche ambientali, andando a scoprire il prezzo della simpatica barchetta statunitense – 15.500 dollari, quanto una Ford Fiesta! – siamo sicuri che non avrà molto successo.

Ecologisti sì, ma ccà nisciuno è fesso.

La Fiat Punto Natural Power tra un barolo e un pecorino

23 ottobre 2008

Il Salone del Gusto di Torino, che apre oggi per concludersi lunedì prossimo, ci dà l’opportunità di abbinare due mondi assolutamente complementari. Il cibo e l’automobile. Alzi la mano chi non ama percorrere le strade più belle e meno trafficate d’Italia per raggiungere l’agognata meta culinaria fuori città?

Quale miglior approccio alla gastronomia regionale se non il propedeutico viaggio? Magari anche solo un weekend, oppure un vero e proprio tour enogastronomico. Meglio se non inquinante.

L’opportunità di abbinare le due mie principali passioni (che purtroppo fanno entrambe ingrassare!) viene suggerita non solo dalla location (il Lingotto, ormai ex grande edificio sfornavetture), ma anche dall’impronta che la Fiat ha voluto lasciare sull’evento slow food.

Non un semplice impegno di partenership economica. Il Salone del Gusto sarà anche la rampa di lancio di alcuni prodotti made in Fiat: al padiglione 3, tra un sorso di ottimo barolo e una degustazione di miele siculo, il pubblico potrà “saggiare” la nuova Grande Punto Natural Power, un’automobile che con la sua doppia alimentazione. Ma questa volta parliamo di carburante: benzina e metano, non pecorino di fossa e salmone norvegese.

La nuova Grande Punto Natural Power andrà a rimpinguare la già discreta offerta della gamma ecologica Fiat. Ma non è tutto. La casa torinese lancerà anche la sua campagna di riforestazione.

Di fatto si è fatta carico della messa a dimora di nuove piante, per un totale di 7.000 metri quadri di nuove foreste nel Parco del Ticino.

Un’opera sicuramente meritoria, incorniciata in un sito internet apposito, ma che non deve distrarre dall’obiettivo numero uno: quello della ricerca pro ambiente applicata alle nuove tecnologie. Quello sì, sarebbe un salto in avanti.

Altrimenti tutto rischia di diventare un po’ demagogico. E di perderci di gusto…

Che schifezza il sito ufficiale di Simoncelli!

20 ottobre 2008

Ora che è diventato campione del mondo pure lui, glielo possiamo dire: caro Marco, Marco Simoncelli, fai benissimo a non cambiare squadra (quella che vince non si cambia). Ma almeno il sito internet, quello ufficiale, stravolgilo. Trasformalo drasticamente. L’ultima puntata del neo campione iridato della 250cc (parliamo di moto per quei due o tre che non l’avessero ancora capito) sul forum del proprio official website risale alla notte dei tempi: 6 novembre 2006. Il bello è che benediceva quelle poche pagine online con queste parole: “Mi sembra che non faccia proprio schifo“.

E invece sì: il sito ufficiale di Marco Simoncelli fa proprio schifo. Diciamola tutta, SuperPippo. D’accordo, hai avuto altro a cui pensare. D’accordo, hai concentrato i tuoi sforzi sul mondiale che hai strameritatamente vinto a Sepang qualche ora (ormai giorno) fa. Ma possibile che il tuo amico/idolo, Valentino Rossi, che alla comunicazione presta un’attenzione smisurata, non ti abbia saputo riportare sulla retta via? Oddio, a scandagliare la Rete, perfino il Dottore di Pesare avrebbe da farsi tirare le orecchie. Ci fosse online un suo sito decente!

Tanto per essere chiari, l’ultimo aggiornamento della sezione news del sito internet del romagnolo è datato 29 ottobre 2006: Simoncelli cadeva a Valencia e Jorge Lorenzo, nel frattempo passato alla 500cc, festeggiava il titolo. Giurassico.

Ora il capellone in Gilera ha deciso di non spostarsi dalla sella che lo ha consacrato ancora per un anno. Nonostante la corte della Ducati, peraltro scuderia della sua stessa regione. Simoncelli ha solo 21 anni e non ha fretta di tuffarsi nel Motomondiale, specie cavalcando una rossa che è assai più complessa da addomesticare. Niente mutamenti in vista, d’accordo. Ma almeno il sito internet, per carità, stravolgiamolo!

Ps. Caro Marco, ti servisse anche un addetto stampa e un barbiere alle volte, non esitare a contattarci

La Mini di Aldridge, caleidoscopio sugli anni Sessanta

17 ottobre 2008

Tra poco la Mini compie cinquant’anni e, nonostante la veneranda età, finisce in un museo d’arte… moderna. Merito dell’artista Alan Aldridge che ha trasformato una piccola Mini Club in una caleidoscopica tela tridimensionale e itinerante. Un’auto spettacolarmente colorata, che è un inno all’ossessione per gli anni Sessanta che da sempre accompagna Alan Aldridge.

C’è tempo fino al 25 gennaio per gli appassionati di Mini: fino a quella data l’opera di Aladridge sarà esposta al London Art Museum. Un insieme di simboli, fiamme, farfalle, bandiere, fiori, biondi personaggi. La mano di Aladridge in passato si è posata su copertine di lp illustri: come quelli dei Beatles e dei Who, o su libri per bambini. Ora sconfinando sulla carrozzeria, sui finestrini e sul parabrezza di un oggetto di per sé simbolo per una importante nicchia del settore automobilistico ha partorito un pezzo da collezione che è già divenuto cult.

La Mini Aldridge Special per ora sarà confinata a una “teca”. Chissà che la Bmw non decida in futuro di sorprenderci e di far esplodere la fantasia sulle opache strade del mondo.

Filed under: Arte e Motori — Tag:, , , , , , , — pinkstop @ 11:05
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